Buccheri (820 m) è il più alto comune della provincia di Siracusa. E'
raggiungibile da Siracusa, da cui dista 54 km, percorrendo la S.S. 287. E' paese prevalentemente agricolo con un sicuro avvenire turistico. Al centro di vasti boschi di pini, castagni,
pioppi, noccioli, querce e sugheri, ha un clima mite d'estate. D'inverno le frequenti nevicate conferiscono al paesaggio un aspetto di alta montagna.
Collocata lungo le pendici del monte Lauro (986 m) vide insediarsi sul suo territorio Siculi, Romani, Bizantini e Arabi. Furono proprio gli Arabi a colonizzare il territorio, in precedenza e in gran parte
ricoperto di vaste pineta e boschi di frassini e querce, procedendo ad un vasto programma di "appoderamento".
Gli Arabi, con ogni probabilità, a difesa dei territori colonizzati fortificarono il colle Tereo, cingendolo di
una muraglia e insediandosi attorno ad esso. Ma l'edificazione del castello, sullo stesso colle, si deve ai
Normanni, i quali, cacciati gli Arabi, trasformarono il fortilizio in un ben munito castello. Questo
presentava due torrioni a difesa dell'ingresso principale rivolto a Sud-Est e una torre centrale, il mastio. Di questo castello restano oggi alcuni importanti resti.
I primi signori di Buccheri, di cui si ha notizia, furono i Paterno, che vennero nel 1088. Successivamente il borgo, già sviluppatosi attorno al castello, passò ad Alaimo. Leontino e da questo alla Famiglia
Montalto. Primo barone di Buccheri fu Gerardo Montalto, investito nel 1313. Dopo due secoli la signoria del paese passo alla famiglia Morra, e da questa agli Alliata-Villafranca, che governarono fino
al 1812. Il primo nucleo del paese e costituito dalle casette costruite attorno al castello e nell'area lungo il crinale
del colle verso est, coincidente con 1'attuale quartiere della Badia e del Casale. Qui fu fondata nel 1212
la Chiesa di S. Antonio; nel 1453 il monastero di S. Benedetto e intorno a questa data l'antica Chiesa di S. Maria Maddalena, presso l'ingresso est del paese.
Nel corso del XVI e XVII secolo il paese crebbe lungo il pendio sud del castello. Tale tendenza fu accentuata dopo il terremoto del 1693, che distrusse il paese quasi totalmente. Il centro Fu ricostruito
sullo stesso sito, ma verso la sottostante valletta, allora attraversata da un canale d'acque, che fu ricoperto verso il 1770.
Dopo il terremoto la Chiesa di S. Antonio fu direzionata verso sud (in origine guardava a nord) e la chiesa della
Maddalena spostata nell'attuale sito. La chiesa di S. Antonio domina il paese dall'alto di una scenografica scalinata (costruita nel 1911). Nell'interno a tre navate si
possono ammirare due interessanti quadri di G. Borremans dipinti nel 1728, un bel paliotto d'altare cinquecentesco nell'altare della navata sinistra. La chiesa di S. Maria Maddalena
risale al '400 ed era situata prima del terremoto, ad est del castello, sul colle detto della chiana. Fu ricostruita nel sito attuale lungo l'asse
viario della via Vittorio Emanuele. La facciata si deve all'architetto buccherese Michelangelo Di Giacomo, che vi lavorò fino al 1750. Nell'interno e nella navata di
destra è collocata la statua marmorea della Maddalena, scolpita nel 1508 da Antonello Gagini. La chiesa Madre hauna facciata incompleta; notevole nell'altare centrale un
crocifisso ligneo del XVI secolo, una tela seicentesca raffigurante S. Michele nella navata sinistra e un quadro raffigurante S. Ambrogio, patrono del paese, della metà del secolo XVIII.
Isolato su un modesto poggio a ovest del paese, è il piccolo ma suggestivo Santuario della Madonna delle Grazie (sec. XVII-XVIII), un tempo cenobio di Frati eremiti. A otto km da Buccheri, in direzione:
di Lentini, si incontra la Chiesa di S. Andrea, edificata verso il 1225 per iniziativa di Federico II. E' in
stile gotico, ad una navata, con ingresso originario ad ovest, per i monaci del convento annesso, e a nord per i fedeli. E' uno degli esempi migliori di architettura religiosa del periodo svevo.
Ritornando a Buccheri, da piazza Loreto si raggiunge la grotta di S. Nicola, una chiesa cristiana scavata
nella roccia di fondazione antichissima: e ricoperta di affreschi di cui si vedono le tracce ancora oggi.
Sull'altipiano del monte Lauro, che sovrasta il paese, sono ancora visibili le numerose neviere, attive fino
ai primi decenni di questo secolo. Numerosi rifugi di pastori a pianta circolare e costruiti con blocchi squadrati di pietra nera sono le tracce più appariscenti dell'antica civiltà agropastorale iblea.
Un'antica leggenda, riportata dallo scrittore greco Diodoro Siculo, tramanda che in questi altopiani il
pastre greco Dafne, inventore della poesia bucolica, pascolasse armenti e buoi; da qui, forse, il nome di
"Terra del bove", dato ad una contrada ad un chilometro da Buccheri. Al bove sembra legato l'etimo del nome del paese, più che al nome del generale saraceno Bucker, come molti ritengono: nome greco
dunque, legato al mito e alla civiltà contadina e pastorale iblea. Economia.La maggiore risorsa del paese e l'olivicoltura. Le tipiche olive nere di Buccheri e il buon olio
si esportano oggi in tutta la Sicilia. Turismo.I boschi che circondano il paese sono una risorsa e costituiscono ottimi itinerari ecologici. Il
bosco di S. Maria attrezzato con un funzionale camping, dotato di diversi servizi, dal quale, seguendo
percorsi predisposti dall'Azienda Forestale, si può visitare la pineta e godere della splendida vista sulla piana di Catania e sull'Etna innevato e fumante.
Nei boschi di Buccheri si raccolgono ottimi funghi, fra cui il boletus, le lepiote, i "lattari". Dal monte Lauro si possono seguire diversi itinerari ambientali
lungo i corsi dei fiumi, che quivi hanno origine: l'Irminio, 1'Anapo e il S. Leonardo. Seguendo le Foci dell'Anapo, dalla contrada Guffari, si raggiunge il monte Casale, su cui giacciono i
resti di una misteriosa città greca del VII sec. a.C. (Casmene?), costruita sul pianoro del monte. Il Fiume S. Leonardo, che si forma nei pressi del colle Tereo, a pochi chilometri da Buccheri, si incassa in
una profonda e stretta gola, chiamata appunto Stritta. Fra le manifestazioni folcloristiche va ricordata senz'altro la sacra rappresentazione della morte e
passione di Gesù Cristo, residuo dell'antico rito Passiu Santu, manifestazione che si conclude la Domenica di Pasqua con il rito della Ncrunata,
in cui si rappresenta l'incontro di Cristo risorto e la Madonna. Testo tratto dal libro: La Provincia di Siracusa e le sue Tradizioni Popolari di Luigi Lombardo. 
 
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