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PALAZZOLO ACREIDE 

di Enzo Mormina

 

CENNI STORICI

I greci la chiamarono Akrai, i romani Acre, gli Arabi Balansùl, i normanni Placeolum o Palatioli ed infine Palazzolo a cui nel 1862 fu aggiunto il patronimico di Acreide.

Nel 664 a.C. sulla sommità piana del colle, che separa le valli dell'Anapo e del Tellaro, i corinzi di Siracusa fondarono Akrai. Le citazioni degli scrittori antichi fanno riferimento al ruolo di Akrai in importanti avvenimenti della storia siciliana. Nel V° secolo a.C. Tucidide ricorda che nei dintorni di Akrai i siracusani sconfissero definitivamente l'esercito ateniese con a capo Nicia. Lo storico romano Livio ricorda come, nel 213 a.C., Akrai diede ospitalità alle truppe del generale Ippocrate, dopo la sconfitta di Acrillae per opera del console romano Marcello, Silvio Italico fa riferimento ad Acre per il suo rigido clima e tumulis glacialibus Acre (dalle fredde colline di Acre).

Akrai non sfuggì di certo alle varie dominazioni che si avvicendarono nel corso dei secoli. Nell'827 d.C. ad Acre si concentrarono le forze bizantine dell'isola per cercare di impedire l'avanzata araba e dar tempo a Siracusa di disporre le proprie difese. In questa circostanza Acre fu messa a ferro e fuoco e distrutta per sempre. Dalle ceneri di Acre, in uno sperone roccioso sovrastante la valle dell'Anapo, risorse la Palazzolo medievale.

Quì nei primi anni del regno normanno venne edificato il castello, di cui ancora oggi rimangono alcune vestigia. Dal 1104 si avvicendarono a Palazzolo diverse baronie: da Guifredo, figlio del Conte Ruggero ad Artale d'Alagona, ai Principici Ruffo di Calabria nel 1812.


 

ZONA ARCHEOLOGICA

Percorrendo la strada che delimita il parco archeologico, con lo sguardo si riesce ad abbracciare uno dei paesaggi più suggestivi dell'isola, dominato dalla presenza del monte Lauro e delle valli dell'Anapo e del Tellaro.

All'interno del parco archeologico, si trovano i resti dell'antica Akrai.

Il Teatro Greco è sicuramente il più prestigioso monumento acrense, definito da Paolo Orsi Teatro del cielo , la sua costruzione si fa risalire alla metà del II° secolo a.C.. Dalla parte alta della cavea del teatro si apre un cunicolo scavato nel calcare che immette nel Bouleuterion , dove si riunivano i rappresentanti del popolo. Nella parte alta del teatro si trovano i resti del Tempio di Afrodite. A ovest del teatro, in tempi recenti, è venuta alla luce una costruzione a pianta circolare, accoglieva probabilmente, in età imperiale, un impianto termale che nel periodo bizantino fu trasformato in Battistero.

A ridosso del lato sud-est del teatro si aprono le Latomie dell'Intagliata e dell'Intagliatella, evidenziate dalla presenza di tombe greche, romane, cristiane, ipogei ed abitazioni bizantine. Un bassorilievo raffigurante un banchetto degli eroi impressiona la parete dell'Intagliata.

Il Decumano è la strada principale che attraversa il centro della città in senso est-ovest collegando la porta Selinuntina con la porta Siracusana; il suo lastricato in pietra lavica ne fa senz'altro una delle pavimentazioni stradali più conservate che abbiamo in Sicilia. Ai margini si possono individuare i marciapiedi e le mura delle abitazioni e gli incroci delle strade secondarie.

Ai piedi del colle, sulla strada per Noto, altre importanti latomie detti Templi Ferali. Qui si venerava il culto dei morti e degli eroi. Più in basso, in una stretta valle, una serie di grandi rilievi scolpiti sulla roccia testimoniano la presenza di un culto dedicato alla dea Cibele o Magna Mater. I dodici grandi rilievi, che sono conosciuti con il nome di Santoni, rappresentano il più vasto complesso di figurazioni relative al culto della Magna Mater che il mondo antico ci abbia lasciato. La Necropoli della Pineta si estende su un costone dirimpetto al sito dell'antica Akrai, visibile dalla strada panoramica, per un lungo tratto della sua rupe sono visibili un buon numero di tombe a forno scavate artificialmente dalla mano dell'uomo.

 

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