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Pantalica 


Pantalica Fra le necropoli siracusane, la più scenografica e, al tempo stesso, fra le più significative storicamente, è senza dubbio quella di Pantalica, nel cuore roccioso dell'altopiano ibleo.

Ci si arriva da Siracusa in un'ora circa, percorrendo la strada provinciale Siracusa-Palazzolo, e a 9 km da Ferla si raggiunge il complesso di necropoli ed abitati che si estende per 5 km ed 80 etteri.

Pantalica, identificata con l'antica Hybla fondata intorno alla metà del XIII° secolo a.c., fu uno dei più antichi centri abitati dell'isola. Importante per lo studio dell'età del bronzo e del ferro, di essa restano soprattutto le necropoli, costituite da 5.000 tombe a grotticella artificiale di forme e dimensioni diverse, eseguite sulle pareti rocciose in uno scenario naturale di immensa bellezza.

Tutta l'area della necropoli è limitata dalle profonde vallate dell'Anapo e del Calcinara, ed è unita all'altipiano da uno stretto istmo che fu tagliato anticamente da un profondo fossato.

Anaktoron Pantalica costituì un'autentica fortezza naturale, che ebbe un notevole sviluppo dal XIII° all'VIII° secolo a.c.. Sulla parte più alta di Pantalica dominano le vestigia dell' Anaktoron (palazzo del principe), che occupa la sommità di una collina la cui struttura ricorda un megaron miceneo. Costruito con grosso blocchi poligonali, aveva diverse stanze a forma rettangolare.

L'esplorazione di questa zona fu eseguita da Paolo Orsi e l'abbondante materiale qui ritrovato si può osservare al Museo Archeologico regionale di Siracusa. Diverse sono le necropoli esplorate: quelle Nord e Nord-Ovest sono da riferirsi alla fase più antica (XIII° e XII° secolo a.c.), quelle a Sud, in località Filiporto e Cavetta, sono invece da riferirsi alla fase più recente (850-730 a.c.). Alcune tombe sono state successivamente riutilizzate durante il periodo bizantino quali eremi monastici e villaggi rupestri.

 

 

 

 

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